Il Libro di Giona è uno dei 24 libri della Bibbia, nella sezione degli Agiografi; costituisce una particolarità rispetto alle opere degli altri Profeti, poichè non riporta le parole di Giona, bensì i fatti accadutigli. L’autore del libro pare addirittura non sia stato il figlio di Amittày, vissuto al tempo di re Geroboamo II (cf Re II 14, 25), ma uno scrittore più tardo che raccolse notizie sul profeta e sulla sua storia.
La suddivisione stessa del libro in quattro capitoli non pare affatto casuale: gli avvenimenti narrati in ogni sezione si svolgono come se fossero dominati da uno dei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) e, naturalmente per volontà divina, ne determinano l’atmosfera. Alla fine di ogni capitolo, l’autore sembra quasi voler introdurre l’elemento fisico che impronterà quello successivo.
Leggendo quest’opera con attenzione, parola per parola, risultano evidenti tutti i problemi relativi alla profezia: dalla natura all’interpretazione del suo significato, dalla possibilità di rovesciarne l’esito modificando – attraverso il pentimento – la volontà divina di castigare, fino a trasformare la maledizione stessa in possibile benedizione. Giona, proprio per la sua brevità, può essere considerato il cuore dei libri dei Profeti.
La traduzione, letterale e particolarmente curata, è ispirata a criteri di massima fedeltà al testo originale, possibili solo a chi ha accesso diretto ai testi della tradizione ebraica.
A piè di pagina un apparato critico tratto dal Talmùd, dal Midràsh e dai commentatori classici e moderni favorisce la meditazione, mentre approfondimenti in appendice, glossario e indice bibliografico introducono alla conoscenza delle parole ebraiche usate nel testo.




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